Biografia

L’arte di Riccardo Melotti non si può capire se non la si collega alla sua poesia: ricca, intensa, possente, monumentale. Consapevole del pascaliano pensiero sulla piccolezza dell’uomo di fronte all’infinito, l’artista affronta la sua continua tensione metafisica verso il trascendente con un michelangiolesco tormento e raggiunge l’estasi nell’opera, sia pittorica, che scultorea. Tuttavia non è mai pago e, con un’ansia creativa che non ha pari, cerca con la parola poetica di completare lo sforzo artistico. L’inquietudine metafisica è palese nei suoi paesaggi, come un moderno Turner, laddove i cieli pieni di nuvole sovrastano i paesaggi appena accennati nella parte inferiore del quadro, rammentando ancora una volta la piccolezza dell’uomo di fronte all’immensità di Dio. Il creato affascina Melotti, lo intriga come accadeva all’uomo primitivo. Il suo istinto ancestrale verso la natura lo spinge con animo appassionato dell’uomo moderno a realizzare i suoi paesaggi con rispetto e riverenza cercando e bramando quella perfezione divina in un processo di co-creazione artistica che lo porta al bello platonico, ma soprattutto al Bello agostiniano, ovvero al divino. La ricerca non è solo spirituale, quella è facilmente percepibile nelle sue poesie che potrebbero definirsi “modernamente romantiche”; lo “sturm und drang” interiore di Melotti è un fiume in piena, tempesta e impeto di parole mai a caso improvvisate, parole che si susseguono come onde in un mare in tormenta con la loro tenace e meravigliosa intensità. Emozioni che l’artista ferma e cristallizza sulla tela, il cartoncino o il supporto che più si addice al suo “momento” che tradotto in arte, diventa da attimo a infinito. Dott.ssa Laura L. Allori